sabato 25 dicembre 2010
venerdì 24 dicembre 2010
Storia del pensiero economico e immaginario capitalista
Storia del pensiero economico e immaginario capitalista
di Damiano Mazzotti (sito), AgoraVox, venerdì 24 dicembre 2010
“L’invenzione dell’economia” è una raccolta di alcuni dei saggi più significativi del famoso economista francese Serge Latouche (www.bollatiboringhieri.it, 2010).
“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtù e conoscenza”. (Dante Alighieri, Inferno)
“Economia di tempo, in questo si risolve in ultima istanza ogni economia”. (Karl Marx)
“L’amicizia fondata sugli affari è meglio di affari fondati sull’amicizia” . (John D. Rockfeller J.)
Latouche è il discusso teorico della decrescita e in questo libro emergono le sue predisposizioni storiche, antropologiche e filosofiche. Perciò chi leggerà questo saggio sarà in grado di attuare quel decentramento cognitivo necessario per garantire il superamento dell’etnocentrismo occidentale e per raggiungere delle eventuali ispirazioni creative. Infatti “l’esperienza ci ha insegnato in modo severo che l’eclettismo nella scienza economica non è tanto qualcosa che si desideri, quanto una necessità” (P. A. Samuelson). E anche un pensatore polivalente come Marx ha sempre relativizzato e “problematizzato senza tregua le proprie scoperte” (Diego Fusaro, Bentornato Marx!, 2009, www.filosofico.net). Anche per questo motivo Marx è stato un grande filosofo della libertà molto evitato, trascurato, sottovalutato e travisato.
Infatti Marx ha affermato che non ci sarà libertà finché gli uomini saranno costretti a vendere la propria forza-lavoro. Probabilmente la vera libertà potrebbe essere rappresentata dal reddito di cittadinanza, che nei territori più criminogeni potrebbe anche avere dei notevoli effetti preventivi contro la criminalità, che carica dei costi molto elevati sulla società (per i danni, per le spese legali, per la detenzione e in Italia anche per i versamenti pensionistici dovuti per legge nei confronti dei carcerati). Riservando il reddito di cittadinanza di 800 euro ai giovani dai 18 ai 30 anni capaci di rimanere incensurati, si avrebbero dei notevoli risparmi finali per le casse dello Stato, che così facendo potrebbe vincere in maniera rapida e incruenta la sua guerra contro la malavita al Sud.
Questo genere di operazione sarebbe un investimento molto più produttivo e notevolmente inferiore, rispetto al foraggiare l’attività di banche che pensano solo a speculare su titoli pubblici e privati, sulla debolezza degli stati e non finanziano la ricerca e lo sviluppo. Infatti la crisi di oggi è per certi versi molto simile a quella degli anni trenta, dove il potere di acquisto delle masse era sprofondato sotto una soglia minima e aveva interrotto il ciclo industriale. Così le banche, le aziende e “anche le più perfette istituzioni democratiche non sono migliori delle persone che agiscono in loro nome” (Albert Einstein).
Comunque per provare ad avviare delle riflessioni significative e produttive occorre esaminare le regole semantiche, le più invisibili e le più difficili da comprendere, poiché originano un “sistema autoreferenziale” dell’economia che condiziona e indottrina quasi tutte le attività umane. Pensiamo alle comunicazioni del marketing che ci influenzano più o meno inconsciamente con i simboli, le forme, i colori, gli eventi, i testimonial e il “product placement” nei film e in tv, fino ad arrivare al punto che molti adolescenti sono disposti a lavorare gratis per le multinazionali come consulenti (Simona Ironico, Come i bambini diventano consumatori, 2010). Molte marche "sono simili alle star, e lavorare per loro avvicina i teenager allo status di star, li rende membri del’entourage dei divi” (Alissa Quart, Generazione R. I giovani e l’ossessione del marchio, 2003).
D’altra parte bisogna poi considerare che l’economia è sia l’oggetto che si studia, sia tutte le attività inerenti agli studi economici. E in certo senso si può affermare che il lavoro come dovere è un’invenzione della borghesia utilizzata per screditare l’aristocrazia e per sfruttare il proletariato. Ancora oggi vige il detto “Chi non lavora non mangia”, ma dato che le macchine, i computer e i robot lavorano sempre meglio e di più, se da domani per troppi uomini non c’è da lavorare cosa possiamo fare per mangiare?
Secondo Latouche è meglio adottare il punto di vista di Emile Benveniste: “Quando si crede che le nozioni economiche siano nate da bisogni di ordine materiale di cui era necessario il soddisfacimento, e che i termini che rendono queste nozioni non possano che avere un senso materiale, si commette un grande errore. Tutto ciò che si riferisce a nozioni economiche è legato a rappresentazioni molto più vaste che chiamano in causa l’insieme delle relazioni umane e delle relazioni con le divinità”, e a fenomeni paranormali come “la mano invisibile” ed il libero mercato.
Proviamo a pensare al monetarismo e al legame tra moneta e denaro che ancora oggi garantisce i privilegi del signoraggio americano, degli speculatori delle borse e dei banchieri. Sarebbe molto più vantaggioso un moderno sistema creditizio progettato per premiare la ricerca e lo sviluppo delle aziende, e per creare infrastrutture economiche, ma purtroppo “Il mondo non è governato dall'alto in modo tale da far coincidere sempre l'interesse privato con quello sociale; né è amministrato quaggiù in modo tale che i due interessi coincidano nella pratica” (J. M. Keynes, 1926).
Forse il problema centrale dell’attuale economia è quello di giungere alla giusta retribuzione delle attività umane, poiché ancora oggi il “concetto di salario non rinvia alla remunerazione dell’attività concreta degli operai ma al prezzo di un fattore di produzione” (p. 22), spesso senza una minima considerazione del rendimento. E questo avviene poiché ci sono troppe bocche da sfamare in giro che entrano più o meno indirettamente in concorrenza spietata a livello globale (dalla Svezia al Sudafrica, dal Brasile alla Cina). Ma il capitalismo di oggi non sopravvivrà se continuerà a pagare gli operai e i contadini soltanto quel tanto che basta per farli continuare a lavorare, un po’ come si fa mettendo il carburante nelle auto.
Ad esempio, “ogni volta che comperiamo una banana il 45 per cento di ciò che paghiamo va al rivenditore, il 18 per cento all'importatore, il 19 per cento viene assorbito dai costi di trasporto, mentre alla compagnia che controlla la piantagione spetta circa il 15 per cento”. Al contadino, a colui che ha lavorato la terra e che ha curato la crescita del frutto, resta meno del 3 per cento: una miseria. Di sicuro c'è qualcosa che non va in un modello così iniquo di distribuzione, che non riguarda solo i beni alimentari (Raj Patel, Il valore delle cose, 2010). E quando i contadini falliranno o si ribelleranno, loro continueranno a trovare qualcosa da mangiare, ma molta altra gente se la vedrà molto male. La peste finanziaria impedirà di realizzare i raccolti nei campi e la vita bancaria.
D’altra parte oggigiorno gli operatori finanziari ingannano miliardi di persone e sé stessi: “Non sono i modelli creati dai matematici per costruire strumenti finanziari sempre più complessi ad aver trascinato il mondo nel baratro, la responsabilità è di chi li ha usati in modo avido e irrazionale” John Forbes Nash (premio Nobel per l’Economia). Anche nella testimonianza di un operatore finanziario americano si può riconoscere il grande limite delle attività finanziarie: “Non avevamo dubbi, non discutevamo e non dialogavamo mai, non pensavamo che potesse esistere un modo migliore o diverso di fare le cose. Io alla fine penso che quello è stato il grande errore che ci ha fatto precipitare tutti: non avevamo mai coltivato il dubbio”. Molte teorie economiche sono ripiene di dogmi molto pericolosi e gran parte delle teorie economiche ignorano la storia, tranne quelle che si occupano in modo specifico dello sviluppo, della moneta e delle crisi finanziarie.
I dirigenti dell’Onu dovrebbero provare a creare dei gruppi di pressione per agire sui presidenti delle diverse nazioni, per uniformare i periodi di ferie e per offrire 15 giorni in più di vacanza a tutti i lavoratori dei paesi aderenti al WTO. Il turismo rappresenta un consumo illimitato e permette di ridistribuire le ricchezze in base alle diverse disponibilità (il turista ricco di un paese ricco spenderà molto di più di un turista più povero di un paese più povero). Oppure si potrebbe istituire il primo giorno di ogni mese come una giornata festiva mondiale da dedicare al consumo della cultura. Infatti nelle società più moderne, innovative e ricche si valorizzano i talenti e le individualità, poiché si creano le condizioni per la crescita intellettuale e morale degli individui, in quanto “il libero sviluppo della personalità di ognuno dipende dalla realizzazione della libertà di tutte le persone” (J. Habermas; Karl Marx).
Inoltre nei prossimi anni capiremo se la privatizzazione della natura, l’economia “debitalista” e la finanza illusionista possono essere ecologicamente e socialmente sostenibili. Però già nei prossimi mesi capiremo se il capitalismo finanziario fondato sullo sviluppo del debito può essere monetariamente sostenibile. Anche se la disoccupazione può fare molto comodo agli imprenditori: la “disciplina delle fabbriche” e la “stabilità politica” sono infatti garantite dalla possibilità del licenziamento e dal fatto che non sarà facile trovare un altro lavoro (Michail Kalecki, 1943).
Del resto l’ideologia del libero mercato ha creato un’aridità morale personale e sociale molto preoccupante. Si è sviluppata una civiltà ipermoderna centrata sul turbocapitalismo e sul turbogodimento che idolatra il presente trasmutando l’uomo in un essere atemporale senza visione del futuro e senza inconscio: “l’uomo ridotto all’efficienza inumana della macchina, al suo funzionamento automatico, privo di desiderio” (Massimo Recalcati, L’uomo senza inconscio, 2010).
Come tutti sanno, la specie umana è molto adattabile e gli individui sono capaci di abituarsi alle cose peggiori e anche ai fenomeni molto dannosi per la salute come l’inquinamento e l’eccessiva densità abitativa (lo stress uccide molto lentamente), oppure come la progressiva mercificazione senza limiti delle emozioni, dei pensieri e delle attività umane. E in ogni luogo e in ogni tempo vivere “la povertà è come vivere in prigione, come vivere in catene, aspettando di essere liberi (R. K. Narayan, scrittore indiano).
Da un altro punto di vista si può affermare “che gli eventi economici contendano agli eventi politici l’importanza storica, che il passaggio dalla caccia alla coltivazione del terreno (Rivoluzione agricola) e dalla produzione domestica al sistema di fabbrica (Rivoluzione industriale) abbiano la stessa importanza della Rivoluzione francese [nata anche grazie alla carestia innescata dall’eruzione di un vulcano islandese] o della rivoluzione americana. I grandi eventi politici sono sovente il prodotto di fattori economici” (Larry Allen, Il sistema finanziario globale dal 1750 a oggi).
In conclusione si può affermare che “Il costume, l’interesse e la passione guidano la maggioranza degli uomini, non la ragione” (La Rochefoucauld). Dopotutto “L’amor proprio è l’amor di sé, e di ogni cosa per sé. Per ciò gli uomini adorano se stessi e si farebbero tiranni sugli altri se la fortuna ne desse loro i mezzi” (Berlusconi è l’esempio più rappresentativo). E dato che “l’amor proprio è la chiave di tutti gli enigmi umani” (La Rochefoucald), teniamo sempre presente uno dei più profondi ammonimenti di Nietzsche: “Il deserto cresce… guai a colui che rinchiude i deserti dentro di sé!”.
Infine chiudo questa serie di riflessioni con il punto di vista antropologico di Claude Lévi-Strauss: “Il mondo ha avuto inizio senza l’uomo e si concluderà senza di lui. Le istituzioni e i costumi, che io avrò impiegato la vita a catalogare e comprendere, sono un’efflorescenza passeggera d’una creazione rispetto alla quale non possiedono alcun senso, se non fosse quello di consentire all’umanità di svolgervi un ruolo” (Tristi tropici, 1955).
Serge Latouche è specialista dei rapporti economici e culturali Nord-Sud, e professore di Scienze Economiche presso l’Università di Paris-Sud. Negli ultimi anni vent’anni ha pubblicato molti saggi sulla decrescita: “L’occidentalizzazione del mondo” (1992), “Come sopravvivere allo sviluppo” (2005), “Breve trattato sulla decrescita serena” (2008), “Sortilegi. Racconti africani” (2008), ecc.
P. S. Se la democrazia dice che la maggioranza ha sempre la forza della ragione e se la scienza afferma che la ragione può appartenere anche a una sola persona, in alcuni casi e non per sempre, cosa può fare l’economia?Kucinich Proposes Landmark Reform of Monetary Policy
Lefty Rep. Dennis Kucinich starts his own campaign to end the Fed
Submitted by cpowell on Wed, 2010-12-22 02:53. Section: Daily DispatchesKucinich Proposes Landmark Reform of Monetary Policy;
Begins Discussion to Make Monetary Policy Work to Rebuild Economy
Congressional Press Release
Friday, December 17, 2010
http://www.kucinich.house.gov/News/DocumentSingle.aspx?DocumentID=217846
As the nation struggles with long-term unemployment at rates not seen in generations, contracted credit, and the hoarding of public dollars by the banks, U.S. Rep. Dennis Kucinich, D-Ohio, today introduced a dramatic new proposal to establish fiscal integrity, reassert congressional sovereignty, and regain control of monetary policy from private banks.
The National Emergency Employment Defense Act of 2010 would allow the federal government to directly fund badly-needed infrastructure repairs and fund education systems nationwide by spending money into circulation without increasing the national debt. The bill would end the current practice of fractional reserve lending, whereby the economy depends upon private financial institutions to lend money into circulation.
Kucinich stated: "The staggeringly bad employment and economic numbers represent a massive problem which cries out for bold action. Rather than crossing our fingers and hoping that banks will finally lend some of the billions of public dollars they haven't thus far seen fit to lend, we can take action. My bill would replace the Federal Reserve System's dependence on private banks to create credit. In its place, a Monetary Authority under the Treasury Department would directly inject liquidity into the economy by purchasing much-needed public infrastructure repair. Today we have idle capital, millions of able-bodied but unemployed workers, unused equipment, and record low interest rates. These conditions are the best possible time to make a long-term investment in our nation's infrastructure. My bill would do exactly that."
See the legislation here:
http://kucinich.house.gov/UploadedFiles/NEED_ACT.pdf
* * *
Excerpts from the legislation.
Findings. ...
(17) The authority to create money is a sovereign power vested in the Congress under Article I, Section 8 of the Constitution.
(18) The enactment of the Federal Reserve Act in 1913 by Congress effectively delegated the sovereign power to create money to the Federal Reserve system and private financial industry.
(19) This ceding of constitutional power has contributed materially to a multitude of monetary and financial afflictions, including:
(A) growing and unreasonable concentration of wealth;
(B) unbridled expansion of national debt, both public and private;
(C) excessive reliance on taxation of citizens for raising public revenues;
(D) inflation of the currency;
(E) drastic increases in the cost of public infrastructure investments;
(F) record levels of unemployment and underemployment; and
(G) persistent erosion of the ability of Congress to exercise its constitutional responsibilities to provide resources for the general welfare of all the American people.
(20) A debt-based monetary system, where money comes into existence primarily through private bank lending, can neither create nor sustain a stable economic environment, but has proven to be a source of chronic financial instability and frequent crisis, as evidenced by the near collapse of the financial system in 2008.
(21) Banks pyramided their value by spending money into existence, greatly inflating the value of bank holdings, inflating the value of their asset bases, enticing unknowing investors to participate in financing schemes like the bundling of subprime mortgages, and ultimately bringing undercapitalized banks and the entire financial system to the edge of ruin, creating circumstances where the taxpayers of the United States were called upon to save the banks from their own imprudent money-issuing practices, misspending, and misinvestments. The banks' ability to create money out of nothing ultimately became the taxpayers' liability, and raises a fundamental question about a practice of money creation which threatens the wealth of the American people.
(22) Abolishing private money creation can be achieved with minimal disruption to current banking operations, regulation, and supervision.
(23) The creation of money by private financial institutions as interest-bearing debts should cease once and for all.
(24) Reclaiming the power of the federal government to create money, and to spend or lend money into circulation as needed, eliminates the need to treat money as a federal liability or to pay interest charges on the nation's money supply to financial institutions; it also renders unnecessary the undue influence of private financial institutions over public policy.
(25) Under the current Federal Reserve System, the persons responsible for the conduct of United States monetary policy have been unaccountable to the Congress and the nation, have resisted auditing by the General Accounting Office, and have claimed exemptions from some federal statutes, including the Civil Rights Act of 1964, that apply to all agencies of the federal government.
(26) The conduct of United States monetary policy by the Board of Governors of the Federal Reserve System, and specifically the failure of board members to safeguard the financial system against wholesale fraud and abuse of citizens, demonstrates the risks of maintaining a system wherein the power to create and regulate money has been delegated to private individuals who are unaccountable to the people of the United States in any way, even through their representatives in Congress.
(27) The Board of Governors of the Federal Reserve System has acted unilaterally to create and spend $1.25 trillion for the purpose of acquiring mortgage-backed securities, in disregard for the constitutional requirement that all Federal Government spending originate in the House of Representatives.
(28) An examination of the historical record demonstrates that the exercise of control by the United States Government over the money system has provided greater moderation in the supply of money and promoting the general welfare, and has been indispensable in times of national emergency for generating resources required to support public investment, provide for national defense, and promote the general welfare, and is therefore superior to private control over the money system.
(29) As our money system is a key pillar in maintaining general economic welfare and as the Federal Reserve System and its private banking partners have consistently failed to promote or preserve the general welfare, it is essential that Congress, in the name of protecting the economic lives of the American people and the long-term security of our nation, reassume the powers and responsibilities granted to it by the Constitution.
PURPOSES. The purposes of this Act are as fol1ows:
(1) To create a full employment economy as a matter of national economic defense; to provide for public investment in capital infrastructure; to provide for reducing the cost of public investment; to retire public debt; to stabilize the Social Security retirement system; to restore the authority of Congress to create and regulate money; to modernize and provide stability for the monetary system of the United States, and for other public purposes.
(2) To abolish the creation of money, or purchasing power, by private persons through lending against deposits, by means of fractional reserve banking, or by any other means.
(3) To enable the federal government to invest or lend new money into circulation as authorized by Congress and to provide means for public investment in capital infrastructure.
(4) To incorporate the Federal Reserve System into the Executive Branch under the United States Treasury, and to make other provisions for reorganization of the Federal Reserve System.
(5) To provide for an orderly transition.
(6) To make other provisions necessary to accomplish the purposes of this Act. ...ELIMINARE I DEBITI O I POPOLI?
ELIMINARE I DEBITI O I POPOLI?
Profetiche parole del prof. Giacinto Auriti
Invisibili o abbacinati
Invisibili o abbacinati
Sono comunque sempre lo stesso ceto di persone e gruppi che determinano le cose. Mentre una “democrazia paternalistica” funge da velo di Maia (pietosamente per le coscienze fragili) avvolgendo di apparenti garanzie una realtà che si rivela “agìta” da altri, fuori vista : da alcuni pochi che restano nell'ombra celati e protetti da retaggi con le loro organizzazioni ,“segrete” ai più almeno,e da altri che sono talmente ”illuminati” dai fari della comunicazione in tutte le forme commerciali, rituali, istituzionali che siano, da essere più “presunti che presenti” e riconosciuti nelle loro vere identità e ruolo ; entrambi nella sostanza irriconoscibili e soprattutto, si sostiene da varie parti, da non riconoscere per quel che sono. Questa è tesi che si sostiene da parti fra le più diverse .
E sempre più spesso non meglio specificati “poteri forti” vengono richiamati come demiurghi o numi tutelari piuttosto che in veste di guardie del confine del Paradiso del Genesi, quei Cherubini posti attorno, a difesa, dell'albero della vita . Secondo le visioni di parte, quindi, sia benefici che minacciosi. Considerati garanti necessari, insostituibili per alcuni , sono per molti altri temuti, e perciò sovente citati solo per accenno, come potenzialmente malevoli e temibili.
Riappaiono, quando il refrain politico comincia a compitare termini che evocano situazioni belliche in guerre non dichiarate, come “complotto” o “trama“, con nomi diversi: quali appunto gli invisibili, con connotati internazionali (come li cita , a partire da pag 71, Maurizio Blondet in un suo libello dal titolo provocante ,” Elogio di Catilina e Berlusconi”, 1995, il Cerchio) o , da minculpop, più autarchicamente, come “le demo-plutocrazie giudaico massoniche”, con contorno di “Grembiulini” o di “Perfide Albioni”. Oggi anche la Chiesa cattolica si dichiara nel mirino di persecuzioni che partono non più dall'eternamente richiamato Impero, nè dagli integralismi filosofici materialistici o piuttosto religiosi di confessioni avversarie e competitive ma dalla modernità relativista, in specie dall'illuminismo e dai suoi prodotti più noti, il liberalesimo, il liberismo, la laicità, e, come già un tempo in cui essa fu scandalo per le coscienze dei fedeli, la stessa democrazia.
Ida Magli nel suo recente “La dittatura europea” (BUR 2010), citando a sua volta un libro di Antonello Zunino del 1999 (L' insostenibile pesantezza dell'euro) fa accenno a personaggi tutt'altro che invisibili , ma invece “abbacinanti” in quanto talmente esposti e noti da essere sospettabili di null' altro che dell'esercizio dei loro ruoli istituzionali, ed addirittura a gruppi (li unifica nella denominazione di “club mondialisti”, sostenendo a pag 152, che l'Europa , economica e politica, è parte di un progetto mondiale di assoggettamento e dominio del mondo per istaurarvi il “Nuovo ordine mondiale” portato avanti da “Pochi gruppi di potere, silenziosi ed invisibili che garantiscono la carriera dei personaggi di maggior rilievo...fra i membri delle organizzazioni che governano il mondo al riparo dei rappresentanti politici ufficiali, da realizzare attraverso l'omologazione e la distruzione delle diverse culture) che, dal tempo delle recise smentite di Montanelli sembravano essere svaniti come miraggi, o nella storia come vapori all'alba, quali la Commissione Trilaterale, accusata dai terroristi d'antan di essere un'espressione del fantomatico S.I.M. , Stato imperialista delle Multinazionali; ma anche il Club Bildenberg che raccoglie i sovrani d'Europa ed il più noto Aspen Institute, (già attivo anche, persino, in Cina), in quanto la sua presidenza italiana è stata occupata, oltre che da altri personaggi pubblici meno attuali ma forse non meno decisivi, anche , come esempio, dal ministro Tremonti.
Così vengono indicati al lettore non preparato, quasi in un carosello medioevale da trionfo della morte attorno alla vittima sacrificale Europa/Mondo, moltissimi personaggi illustri, politicamente e culturalmente dei veri e propri “mostri (absit iniuria) sacri” di provenienti dalla politica e dal mondo del grande business, ma in special modo bancaria e finanziaria, la cui caratteristica comune più frequente e sottolineata è di essere espressione di cooptzione o tut'al più di nomina più che di elezione, quindi di emanazione non direttamente “democratico/elettiva”. Secondo la famosa, anche se sempre meno in vista, antropologa, le Banche Centrali (enti privati con azionisti altrettanto privati differentemente dalla comune credenza nella loro natura pubblica) che sembrano guidare la danza macabra, alimentate dal loro signoraggio sulla moneta (di cui Radio Radicale ha cercato di dare alcuni riferimenti informativi) e soprattutto determinando così, come si sostiene, le sorti dei debiti pubblici degli Stati, sono sempre state i grandi players, ed , in particolare in Italia almeno, le principali fonti di alimentazione dei civil servants più altolocati, e delle ”riserve della Repubblica”; anche per la ragione di essere istituzioni autonome ed autoreferenziali, sottratte, quindi, ad ogni controllo o statuto che non fosse autodeterminato e, con tali caratteristiche , di assoluta garanzia.
Azelio Ciampi, esempio insigne di gran commis e di supremo esponente istituzionale, ma anche Lamberto Dini, ed oggi , sovente invocato per il domani, Mario Draghi ; ma anche Tommaso Padoa Schioppa di cui si sono appena celebrate le esequie con l' altissimo omaggio resogli da tutto il Gotha, almeno italiano ed europeo. Ma fra i componenti italiani del Club Bildenberg e dell' Aspen Institute (cfr. anche il citato,” Il Club Bildenberg”, di Daniel Estulin, Arianna editrice ,1999) non mancano anche i fratelli Agnelli, Giuliano Amato, Enrico Letta, Giorgio La Malfa, Mario Monti, Romano Prodi, Vincenzo Visco, Giorgio Napolitano...
Si rischia di scivolare però inavvertitamente, insistendo nei “relata refero” della Magli nella sindrome del Grande Complotto Universale. Anche perchè ci si imbatte (rispettivamente a pag.147 e 151) in due “complottisti Radicali” quali Altiero Spinelli, curiosamente definito “europeista assoluto” così come mi sembra sia stato detto assieme a “straniero in patria”di Padoa Schioppa, da parte di un giornale che lo commemorava, e, ancor più sorprendentemente, Emma Bonino citata (“per completezza d'informazione”) come commissario collegialmente corresponsabile costretta alle dimissioni dallo scandalo Santer , "anch'essa presente alle riunioni del Bildenberg”, “a causa del buco di settemila miliardi rilevato nell'Ufficio europeo per gli Aiuti umanitari d'emergenza di cui era a capo e che non abbiamo mai saputo dove siano andati a finire”(Prodi è infine anch'egli citato come “complice di Ciampi nella svendita dei beni dello Stato e nella rincorsa all'euro...”).
Nicolas Cage e Tom Hanks & Co. per i fim delle serie sulla massoneria americana e sui grandi misteri della storia iniziato dal Codice da Vinci, e seguiti da quelli sugli immancabili templari hanno reso popolare il racconto romanzato del (pseudo?) mistero storico, con i molti altri filoni di film imperniati su servizi segreti, casi insoluti, archeologia fantastica (vedi Harrison Ford), tradimenti, attentati riusciti e/o sventati, spie e terroristi, di Stato piuttosto che per la Fede, hanno si può ben dirlo,“spopolato al botteghino, fungendo da cassa triviale di risonanza e da veicolo di volgarizzazione informativa, o disinformativa secondo le posizioni dei vari portatori di diverse sensibilità ed interessi. Con in più oggi Wikileaks ”live” o perlomeno in "diretta da studio".
Tutto ciò è stato anche denunziato come il prodotto volontario e consapevole di un'azione di squalificazione ed aggressione di alcuni poteri costituiti, ed in particolar modo delle organizzazioni (para)clericali, ed, ad un tempo, un modo di rendere naturale sino all'ovvietà al punto da far condividere come necessaria l'utilità, sino all'indispensabilità di un territorio d'azione politica in cui la legge ordinaria non può e non deve essere rispettata se non a gravissimo ed imprudente rischio di effetti fatali sulle popolazioni, e sulla stessa sicurezza e sopravvivenza del mondo. Per la Pace!
Come una specie di sigillo di realismo alla teorizzazioni sulla forma delle garanzie di uno Stato di Diritto, che, prive di esso , si rivelerebbero “irrealistiche” e pericolose.
Siamo così giunti, partendo dagli spunti di un filone minore di denunzia di un presunto complotto, con il suo conseguente oscuramento della verità e la proibizione assoluta della sua diffusione con l'imposizione del “segreto”, proprio a renderne “realistica”, in alcuni casi almeno, l'esistenza.
Realistica sia nel senso di normalmente esistente ed in tal modo ammessa ed accettata, piuttosto che in veste di “garanzia da un'illusione”. L' opportunità della sua esistenza mette allora sotto accusa la veridicità delle formule della legalità e la loro stessa sostenibilità.
La denunzia di Spinelli e Bonino ( anche loro!) fra coloro che lottarono e lottano strenuamente per un risultato idealizzato come nobile, ma senza dichiararne sino in fondo lo scopo, introduce la necessità di chiarire la differenza , nella teoria politica, fra il termine“reale” considerato come qualità indispensabile di un progetto in quanto lo qualifica come aderente alla realtà ed alle dimensioni dei rapporti di forza, e lo stesso termine usato per definire, come fa Pannella, la disapplicazione di un sistema di garanzie sostituito dall' arbitrarietà anche se illuminata, con la conseguente perdita della legalità come recinto necessario al perseguimento e conseguimento di un bene non effimero, o falso. Con quest'ultima che si è sollecitati a riconoscere quanto al suo potenziale eversivo della democrazia, che essa lo rappresenta almeno pari a quella riconoscibile ai carri armati “dei colonnelli”.
Ed è messa in discussione "l'alterità" del Partito Radicale, promotore della Democrazia e dello Stato di Diritto come terreni in cui i diritti umani sono socialmente in grado di essere coltivati , riprodotti , sviluppati ed usucapiti, nella libertà che tale ambiente solo consente e garantisce, rispetto a partiti anche simili che vogliono o accettano e sanno vivere solo in una “democrazia reale”, quindi in condizioni di suo snaturamento quali quelli in cui il "socialismo reale” aveva ridotto il progetto socialista.
O, almeno, porta ad insinuare il dubbio non solo plebeo del “son tutti uguali”, ma che tutta la Politica consista piuttosto che nello sforzo di “essere politica”, nel semplice e squalificato ”far politica”. Ed in cui la durata non è continuità non degradata ma è semplice sopravvivenza a tutti i costi.
Considerare tutto ciò con estrema serietà può attribuire anche consistenza ben maggiore di un' ipotesi al rischio di una una nuova inedita tragedia mondiale, se fatto alla luce delle denunzie che sempre Pannella non ci ha risparmiate circa la anche maggior efficacia potenziale del controllo assoluto della Finanza e del dominio di un Mercato non regolamentato di quella della disponibilità di missili balistici atomici trascontinentali (con la grande crisi che stiamo vivendo come primo surrogato di una nuova conflagrazione bellica).
La questione della verità come opportunità opzionale di governo e controllo piuttosto che come premessa ineludibile della nonviolenza resta al centro del punto che queste considerazioni hanno cercato di sbozzare. Assieme alla necessità di dare risposte e riscontri inoppugnabili che la presentazione dei fatti a noi attribuiti e le interpretazioni datene dal libro citato, sono, almeno nei nostri confronti, certamente arbitrarie e fallaci, oltre che screditanti.
Delirio di MOVISOL sul signoraggio
E' appena uscito un articolo delirante - chiaramente imperialista - di MOVISOL, la costola italiana del movimento del nuclearista LaRouche da cui sono fuoriusciti tutti i personaggi migliori proprio per la posizione delirante di MOVISOL sulla questione dell'emissione monetaria. Fra tutti, citiamo il prof. Antonino GALLONI, poi diventato presidente del nostro Centro Studi Monetari e attualmente dirigente INPS:
http://studimontari.org
Indichiamo qui l'articolo delirante di tale Aureliano FERRI che crede che esistano fantomatici "signoraggisti", mentre nella realtà reale esistono solo degli ignoramus come lui o, alla meglio, degli utili idioti pagati da banchieri disperati.
Fatevi due risate:
Su Ezra Pound e Signoraggio
http://www.movisol.org/10news256.htm
Qualcuno dice: perché non vi mettete a replicare?
Ma se ormai ci si laureano gli studenti esponendo correttamente come funziona il meccanismo...
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO
FACOLTÀ DI ECONOMIA
Corso di Laurea in Economia e Amministrazione delle Imprese
Direzione dell’impresa
Classe n. 17
Moneta, credito e signoraggio nell’attuale sistema monetario
Relatore Anna Maria Variato
Prova finale di Dario Belotti
Matricola n. 1001369
ANNO ACCADEMICO
2009/2010
giovedì 23 dicembre 2010
Austerity Fails in Euroland
Austerity Fails in Euroland: Time for Some ‘Deficit Easing’?
“Doubtful it stood, as two spent swimmers that do cling together, and choke their art.”
–Shakespeare, “Macbeth”
The Greek bailout was supposed to be an isolated case, a test of the EU’s ability to quarantine an infected member, preventing it from spreading “debt contagion.”
But that was before Ireland failed. Ireland was the poster child for how to conduct a successful austerity program. Unlike the Greeks, who were considered profligate spendthrifts, the Irish did everything their creditors asked. The people sacrificed to pay for the excesses of their banks, but still the effort failed. Ireland was the second domino to fall to an IMF/EU bailout. On December 17, Moody’s Investors Service rewarded it for voting to accept the “rescue” package with a five-notch credit downgrade, from AA2 to BAA1, with warnings that further downgrades could follow.
Spain is rumored to be the next domino poised to fall. If it falls, it could bring down the EU.
A Design Flaw in the Euro Scheme?
Richard Douthwaite is co-founder of an Irish-based economic think tank called FEASTA (the Foundation for the Economics of Sustainability). He reports that the collective deficit of eurozone countries was a very acceptable 1.9% in 2008. It shot up to 6.3%, exceeding the cap imposed on EU members (3% of GDP), only in 2009. This spike was not due to a sudden surge in government spending. It was due to the global financial crisis, which shrank the money supply globally. Douthwaite writes:
[A] shrinking money supply means shrinking business profits simply because there is less money available to appear in corporate accounts at the end of the year. This means less tax is paid.
When taxes go down, revenues go down; but budgets don’t.
In an article called “Understanding Modern Monetary Systems,” Cullen Roche explains that the euro system is the modern equivalent of the gold standard. Both are “revenue constrained.” Countries on these restrictive systems cannot expand their revenues because there is nowhere to get the money. They cannot get more Euros except by borrowing from each other, and all the member countries are in debt. In June 2010, 26 of 27 EU countries – all but Luxembourg — were on the “debt watch list” for exceeding the 3% cap. Euros can get shuffled around to keep the game going; but in the end, as Shakespeare said, the eurozone countries are “as two spent swimmers that do cling together,” pulling each other down.
Douthwaite writes:
[I]ndividual eurozone countries [cannot] create money out of nothing by quantitative easing. Only the European Central Bank has that power but it has not yet used it to inject money into the system without withdrawing an equal amount. Consequently, every cent in use in eurozone economies has to have been borrowed by someone somewhere, at home or overseas. As a result, while countries with their own currencies can handle a debt-to-GDP ratio of over 100% because they have the tools to do so (Japan’s is approaching 200%), countries using a shared currency must keep well below that figure unless they can agree that their shared central bank should use its interest rate, exchange rate and money creation tools in the way that a single country would.
Roche comments:
The Euro system, which is also a single currency system (like the gold standard) adds significant confusion to the current environment and is often confused as a flaw in fiat money. In reality, the Euro proves why single currency systems are inherently flawed.
By a “single currency system,” Roche means multiple nations sharing a single currency (whether Euros or gold). Governments need the ability to expand their own money supplies as required to meet the needs of their own economies. Without that flexibility, they are reduced to trying to balance their budgets through brutal austerity measures. In a November 19th article in the UK Guardian called “There Is Another Way for Bullied Ireland,” Mark Weisbrot observed:
The European authorities could . . . allow for Ireland to undertake a temporary fiscal stimulus to get their economy growing again. That is the most feasible, practical alternative to continued recession.
Instead, the European authorities are trying what the IMF . . . calls an “internal devaluation”. This is a process of shrinking the economy and creating so much unemployment that wages fall dramatically, and the Irish economy becomes more competitive internationally on the basis of lower unit labour costs. . . .
Aside from huge social costs and economic waste involved in such a strategy, it’s tough to think of examples where it has actually worked. . . .
If you want to see how rightwing and 19th-century-brutal the European authorities are being, just compare them to Ben Bernanke, the Republican chair of the US Federal Reserve. He recently initiated a second round of “quantitative easing”, or creating money – another $600bn dollars over the next six months. And . . . he made it clear that the purpose of such money creation was so that the federal government could use it for another round of fiscal stimulus. The ECB could do something similar — if not for its rightist ideology and politics.
Deficit Easing
For Ireland, Douthwaite recommends a modified form of quantitative easing he calls “deficit easing.” He explains:
Both approaches involve central banks creating money. With quantitative easing, the new money is generally used to buy securities from the banking system, thus providing the banks with more money to lend. Unfortunately that is where problems have been arising in the US and the UK. Because the public has been unwilling to borrow, or the banks have been unwilling to lend, quantitative easing has not increased the supply of money in circulation in the US, where M3 began to decline in the second half of 2009 and was still falling a year later. . . .
Deficit-easing avoids this ‘won’t-borrow-won’t-lend’ bottleneck by giving the new money to governments to spend into use, or to pass on to their citizens to reduce their own debts or to invest in approved ways.
The U.S. Federal Reserve may be considering a similar approach. So says Professor David Blanchflower, a former member of the Bank of England’s Monetary Policy Committee, who stated on October 18 that he had been at the Fed in Washington for one of its occasional meetings with academics.
“Quantitative easing remains the only economic show in town,” he said, “given that Congress and President Barack Obama have been cowed into inaction.”
What will the Fed buy with its quantitative easing tool?
“They are limited to only federally insured paper,” said Blanchflower, “which includes Treasuries and mortgage-backed securities insured by Fannie Mae (FNMA.OB) and Freddie Mac (FMCC.OB). But they are also allowed to buy short-term municipal bonds, and given the difficulties faced by state and local governments, this may well be the route they choose, at least for some of the quantitative easing.”
The Fed could buy short-term municipal bonds from the states, easing the states’ budget crises. It could set up a facility for bailing out the states at very low interest rates, along the lines of those facilities set up to bail out the Wall Street banks.
A similar plan might be pursued in the eurozone. The European Central Bank (ECB) has already engaged in something equivalent to “quantitative easing.” In a post titled “ECB credit easing by buying debt from Greece and Spain analogous to Fed buying California and Illinois munis,” Ed Harrison remarks:
When the European experiment threatened to unravel, the ECB chose the nuclear option and stepped into the breach to start buying up the debt of its weakest debtor states. Now, the ECB claims these actions are unsterilized i.e. it is not just printing money. But I have my doubts. In any event, the ECB is the New “United States of Europe” as Marshall Auerback puts it.
Douthwaite adds:
The neatest solution would be for the European Central Bank to create money and to give it (rather than lend it) to governments in proportion to their populations. This would allow further public spending cuts to be avoided and, in countries with relatively small budget deficits, national debts to be reduced.
Printing Euros and giving them rather than lending them to the member countries would be akin to the “Greenback solution” – simply allowing governments to issue the money they needed directly, interest-free and debt-free. As Thomas Edison observed:
If the Nation can issue a dollar bond it can issue a dollar bill. The element that makes the bond good makes the bill good also. The difference between the bond and the bill is that the bond lets the money broker collect twice the amount of the bond and an additional 20%. Whereas the currency, the honest sort provided by the Constitution pays nobody but those who contribute in some useful way.
To avoid inflating prices when the economy reaches full employment, the money could be taxed back to the government or returned as user fees for public services.
Restoring Credit With a Publicly-Owned Bank: The Model of the Bank of North Dakota
There is another possible solution to this dilemma. Neither states in the U.S. nor those in the eurozone can print their own money, but they CAN own banks, which can create bank credit on their books just as all banks do. Most of our money is now created by banks in the form of bank credit, lent at interest. Governments could advance their own credit and keep the interest. This would represent a huge savings to the people. Interest has been shown to make up about half the cost of everything we buy.
Only one U.S. state actually owns its own bank – North Dakota. As of last spring, North Dakota was also the only U.S. state sporting a budget surplus. It has the lowest unemployment rate in the country and the lowest default rate on loans. North Dakota has effectively escaped the credit crisis.
The Bank of North Dakota (BND) is a major profit generator for the state, returning a 26% dividend in 2008. The BND was set up as “North Dakota doing business as the Bank of North Dakota,” making the assets of the state the assets of the bank. The BND also has a captive deposit base. By law, all of North Dakota’s revenues are deposited in the BND. Municipal government and private deposits are also taken. Today, the BND has $4,000 in deposits per capita, and outstanding loans of roughly the same amount.
Extrapolating those figures to Ireland’s population of 4.2 million, a publicly-owned Irish banking system might generate credit of $16.8 billion. That would be enough to fund most of Ireland’s deficit of 14.4 billion Euros (19.6 billion USD), and this money would effectively be interest-free, since the government-owned bank would return its profits to the state. Funding through its own bank would remove most of Ireland’s deficit from the private bond market, which is highly vulnerable to manipulation, speculation and crippling downgrades.
Alternatively, this bank credit for building sustainable infrastructure and putting people back to work.
Governments everywhere are artificially constrained by having to borrow at market interest rates, which means whatever interest banks can extract. Governments can throw off the shackles of this scheme, in which private banks create the national money supply and lend it at interest, by forming publicly-owned banks. These banks can then advance the credit of the nation to the nation, interest-free. And if this credit is advanced against future productivity, prices will not inflate. Supply (goods and services) will rise along with demand (money), keeping prices stable.
News stories related to the World Bank and IMF
Latvia provides no magic solution for indebted economies: The true picture under the EU-IMF programme is far from rosy by Michael Hudson and Jeffrey Sommers
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2010/dec/20/latvia-debt-economy-europe-austerity
Guardian, 20 December 2010
Private debt, public pain: lessons for Ireland
http://www.redpepper.org.uk/private-debt-public-pain-lessons-for-ireland/
Red Pepper, 20 December 2010
Cash-rich IMF plans to refurbish its 'opulent' headquarters
http://www.guardian.co.uk/business/2010/dec/19/imf-refurbish-us-headquarters
Guardian, 19 December 2010
IMF says special drawing rights can play bigger role
http://www.businessweek.com/news/2010-12-14/imf-says-special-drawing-rights-can-play-bigger-role.html
BusinessWeek, 14 December 2010
mercoledì 22 dicembre 2010
ACCOGLIMENTO DEI PRIMI 480 RICORSI (TRA 3.660)
On. Avv. Alfonso Luigi Marra
tel. 081 7879166, fax 081 7879005
studio@marra.it, www.marra.it
OGGETTO: ACCOGLIMENTO DEI PRIMI 480 RICORSI (TRA 3.660) DEL MIO STUDIO CONTRO L'ITALIA DA PARTE DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO.
Pendono a Strasburgo altri 3.180 miei ulteriori ricorsi analoghi che si può a questo punto ritenere verranno anch'essi accolti.
MARRA: OCCORRE RIFORMARE YOUTUBE
MARRA: OCCORRE RIFORMARE YOUTUBE PERCHÉ MISTIFICA I DATI
Il 'restante' 99,68% ha cioè solo scaricato lo spot: un dato che manifesta un grande interesse e consenso che si è invece fatto passare per un generalizzato dissenso. Ciò mediante due sistemi.
Il primo, usare i voti di quello 0,32%, ovvero 434 utenti, 133 dei quali positivi (nonostante la presentazione ai limiti del diffamatorio), e 301 negativi, per far apparire sotto al video che la percentuale di gradimento era negativa al 69% (i 301 giudizi negativi costituiscono il 69% del 415 giudizi, e i 133 positivi costituiscono il 31%).
Una rappresentazione dei fatti gravemente mistificata con la quale si dà ad intendere che quel 69% dei 415 voti espressi sia un campione corrispondente al giudizio di tutti i 132.502 utenti che hanno visto il video: cosa assolutamente falsa.
Il secondo è far apparire i 547 commenti scritti, quasi tutti negativi, anch'essi come espressione del giudizio della collettività, laddove basta guardare lo stile, il linguaggio e i contenuti (da postribolo: altro che le inflessioni di mia figlia Caterina) per rendersi conto che si tratta di piccolissimi gruppi che (fortunatamente per l'Italia) non costituiscono un campione di nulla, perché siamo di fronte a individui automaticamente 'selezionati' attraverso sofisticate strategie (ecco un altro esempio di strategismo, questa volta non sentimentale) non poi così occulte, perché basate sull'innescare una competizione anch'essa al peggio (gossip, maldicenza ecc.), utile per suscitare un però negativo tipo di interesse.
Dati falsi che danno poi modo ad alcuni 'giornalisti', a loro volta specializzati nell'uso del peggio per suscitare interesse, di sbizzarrirsi anch'essi in commenti di pari valore, fingendo di non aver mai visto le centinaia di pagine intere che pubblico dal 1985 sui loro giornali e di non sapere cosa scrivo.
Una logica con la quale si è distolto il pubblico dal fatto - quello sì rilevante - che tra il 13 e 14 dicembre il video di Arcuri e gli altri due sono stati scaricati in Internet circa 2.000.000 di volte (oltre 250.000 solo da repubblica.it, che lo ha perciò 'tempestivamente' rimosso).
Una 'strategia' dagli esiti molto gravi, perché causa un abbassamento del livello del confronto sociale e finisce così per essere concomitante alle logiche di fondo dei poteri (le banche) che dominano il mondo mediante il rendere sempre più debole e indifesa la società.
Cose evitare le quali sarebbe facile per esempio pubblicando sempre i dati per intero o evitando di indicare percentuali di gradimento e fare relative graduatorie quando quelli che esprimono i giudizi siano percentuali infinitesimali di quelli che manifestano interesse scaricando i video, nonché attraverso altri sistemi meglio noti a loro: perché è ovvio che, se youtube volesse, saprebbe come porre in essere sistemi di selezione del meglio anziché del peggio, perché la verità è che anche in youtube, come in ogni dove, tutto è manipolato e nulla è trasparente e oggettivo come appare.
Un mezzo, youtube, i cui creatori non hanno inventato nulla, perché è un frutto automatico dell'evoluzione della rete, e che, così facendo, finiscono per asservire ai fini più volgari e socialmente pericolosi, perché diviene funzionale a impedire il confronto sociale e contribuisce ad aggravare la difficoltà di cambiare.
21.12.10
martedì 21 dicembre 2010
WikiLeaks Founder: We Have Enough Information To Make An Exec At A Major Bank Resign
The Huffington Post | Ryan McCarthy First Posted: 12-21-10 08:21 AM | Updated: 12-21-10
An upcoming data dump by WikiLeaks will be damaging enough that an executive at a major American bank will resign, the organization's founder Julian Assange told the U.K.'s Times in a recent interview.
Speculation has swirled that WikiLeaks may be targeting Bank of America in its next leak, which Assange said in a Forbes interview will target at least one major bank. In a 2009 Computer World interview, Assange said that he had a 5 GB hard drive from a Bank of America executive. The bank recently stopped processing WikiLeaks payments.
In an interview with the Times, Assange said: "We don't want the bank to suffer unless it's called for. But if its management is operating in a responsive way there will be resignations."
New York Times scribe Andrew Ross Sorkin, for his part, says it's not Wall Street executives who are worried about WikiLeaks' next bombshell, it's Wall Street regulators. Here's Sorkin:
It seems the prospect of gigabytes of e-mail and other documents from financial institutions can be viewed one of two ways: as a treasure trove for regulators to scrutinize -- or as an embarrassment for the United States government, which has spent millions of dollars investigating Wall Street in the last two years without a scalp to show for it.Inside the Securities and Exchange Commission, the organization is bracing for a public outcry, according to people who have recently spoken with some high-ranking officials about the prospect of a WikiLeaks release of bank documents.
If WikiLeaks reveals truly damaging information, Wall Street regulators may in a particularly awkward situation: they'll end up being scooped by an organization that has been branded as a terrorist group.
TREMONTI BOY : GOODFELLAS
| Bravi “ragazzi”, i professionisti che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha voluto con se' in via XX Settembre, da cui partono le scelte rivolte ai destini finanziari del Paese in un momento di crisi mondiale. Braccio destro assoluto e' l'ex delle Fiamme Gialle Marco Milanese, dioscuro del “Divo Giulio” insieme all'altro campano Nicola Cosentino, cui e' strettamente collegato. di A. Cinquegrani R. Pennarola |
DIVO GIULIO
Tu vuo fa' l'antiamericano. E bravo Giulio Tremonti. Da un lato, scrive un libro in cui esterna al mondo la sua folgorazione no global, dall'altro pero', nel segreto del suo stretto entourage, stringe alleanze e decide investiture per i fedelissimi che farebbero invidia a Caligola. Con effetti che potrebbero diventare allarmanti per le stesse sorti della vita pubblica italiana.
Cominciamo dalla triangolazione - in parlamento, ma anche al governo - fra il ministro dell'Economia Tremonti, il “suo” sottosegretario Nicola Cosentino e un altro deputato in arrivo dalla Campania, il fidatissimo Marco Milanese (subito inserito, non a caso, nella Commissione Finanze).
Nato all'ombra della Madunina nel 1959 ma da genitori irpini di Cervinara ed eletto, per questo, nella circoscrizione Campania 2, Milanese esibisce sulla Navicella un curriculum studiorum di tutto rispetto: «Laurea in giurisprudenza, Laurea in scienza della sicurezza economico-finanziaria, Master in diritto tributario internazionale; Avvocato, Professore ordinario di diritto tributario». La prima laurea l'ha conseguita all'Universita' di Salerno. «Ma solo nel 2004, alla bella eta' di 45 anni», giura chi lo conosce da vicino. Fatto sta che il Milanese si iscrive all'Ordine degli avvocati di Milano appena un anno fa, il 27 settembre del 2007 e - si legge sulla sua scheda personale del Consiglio nazionale forense - non e' cassazionista, ma apre uno studio nel capoluogo lombardo in zona San Paolo.
Grazie a un decreto di Tremonti entra come docente alla Scuola di formazione della Guardia di Finanza, lo strategico istituto alle dipendenze del dicastero finanziato ogni anno con milioni di euro (e dove, fra gli altri, insegnava Gabriella Alemanno, sorella del sindaco di Roma, ora passata nello staff di Tremonti a via XX Settembre). Un incarico che non va certo stretto ad un ex finanziere come Milanese e che viene retribuito con circa 60 mila euro l'anno.
Lui pero' figura attualmente fra i “docenti non in servizio”, distaccato com'e' in parlamento. Una precauzione resasi necessaria soprattutto dopo l'ondata di polemiche suscitata da articoli di stampa sui doppio e triplolavoristi ai vertici del Mef, mentre si tagliano stipendi, pensioni e posti di lavoro alla gente comune (Milanese e' stato, contemporaneamente, nel comitato di gestione dell'Agenzia delle entrate).
QUANDO PARLA TAVAROLI
Sul passato non troppo remoto del “professore” Milanese racconta qualcosa ai magistrati che indagano sulla spy story di casa Telecom il superinquisito Giuliano Tavaroli. Il passaggio fa parte di una lunga inchiesta firmata da Carlo Bonini su Repubblica lo scorso 22 luglio. Il periodo di riferimento e' quello del precedente governo Berlusconi, quando il colosso di telefonia vede scricchiolare le sue fondamenta e l'allora AD Carlo Buora incarica Tavaroli di trovare un contatto sicuro con Giulio Tremonti, del quale si temono i ripetuti altola' sulle imprese a un passo dal fallimento, ascoltati soprattutto dalle banche, subito pronte a chiudere i rubinetti del credito.
«Decido - rivela Tavaroli - di mettermi in contatto con il capo della sua segreteria, un ufficiale della Guardia di Finanza, Marco Milanese, che poi lascera' le Fiamme Gialle per lavorare direttamente nello studio di Tremonti. Contattare Milanese, proprio lui e non altri, e' un modo per dire a Tremonti: conosco i tuoi metodi, conosco il tuo sistema, chi lo agisce e interpreta, da dove possono venirti le informazioni - vere o false - che possono danneggiare la mia azienda. Non c'e' bisogno di molte parole. Quelle cose li', si capiscono al volo nel nostro mondo. I due - Tronchetti e Tremonti - si incontrano. I problemi si risolvono. Nessuno parlera' piu' di fallimento con i banchieri».
Cosa aveva fatto di tanto importante, il Milanese, per diventare in pochi anni l'uomo piu' “all'orecchio” di Tremonti? La vicenda fa il paio con il feeling che negli anni novanta avvinse Silvio Berlusconi e Massimo Maria Berruti, i quali non si sono lasciati mai piu'. L'allora capitano della Guardia di Finanza Marco Milanese era infatti piombato nell'accorsato studio meneghino di Tremonti per verifiche proprio sulle aziende targate Berlusconi, i cui sancta sanctorum erano, come sappiamo, da sempre affidati alle cure del professore. Non e' noto che fine abbia fatto poi quella indagine. Fatto sta che Milanese qualche tempo dopo appende al chiodo la divisa e passa a lavorare a tempo pieno presso gli studi di Tremonti, dividendosi fra Roma e Milano. La sua professionalita' viene premiata nella quattordicesima legislatura, quando insieme a Tremonti entra per la prima volta nello staff del ministero. Nella sedicesima sara' deputato, gli assicurano. E cosi' e' stato.
COSENTINO STYLE
Ad Avellino, quando e' andato ad inaugurare la sua segreteria politica, pare che Marco Milanese sia arrivato a bordo di una Ferrari. Una vecchia passione, quella per le auto da corsa (a Milano gli appassionati ricordano ancora la sua rombante Porsche), che comunque non gli impedisce di dedicarsi anima e corpo alle sorti irpine del suo partito, Forza Italia, del quale «il consigliere economico del ministro Tremonti - annuncia lo scorso 1 novembre la stampa locale - e' stato nominato commissario straordinario».
Uno stile di vita alla grande, insomma, come si conviene ad un protagonista del partito di governo. Il quale non a caso per l'inaugurazione di quel comitato elettorale aveva scelto di avere al suo fianco Nicola Cosentino. L'altro gioiello di via XX Settembre non poteva mancare, nonostante alla mole di impegni politici si fosse aggiunta la necessità di doversi difendere dalle dure accuse che ne stanno amareggiando un percorso altrimenti liscio come l'olio. Una vicenda giudiziaria riassunta pochi giorni fa dal ministro ombra degli Interni Marco Minniti durante la convention del PD a Casal di Principe: «Benché sia accusato da cinque pentiti, Cosentino resta ancora al suo posto. Noi parliamo di stazione unica appaltante e Cosentino presiede addirittura il Cipe». Ed in effetti, nonostante le roventi verbalizzazioni portate alla luce dall'Espresso, il sottosegretario non risulta fino ad ora indagato dalla Procura di Napoli.
ARRIVA IL GENERALE
E proprio nel capoluogo partenopeo si e' appena insediato, al vertice delle Fiamme Gialle, un'altra personalita' dello staff di Giulio Tremonti, il generale della Guardia di Finanza Giulio Mainolfi, assurto giovanissimo al massimo grado (ha appena 49 anni), che insieme a Marco Milanese e' stato anche docente alla prestigiosa Scuola della Gdf (75.000 euro il compenso percepito nel 2005). Come l'onorevole Milanese, il generale Mainolfi vanta solide origini irpine, anzi, proprio caudine: per festeggiare il suo cursus honorum il Comune di Paolisi (ridente paese della Valle Caudina) gli ha conferito la cittadinanza onoraria.
Infine l'ultima, strabiliante analogia che lega questi due figli della stessa terra: entrambi, dopo la prima laurea in giurisprudenza, vantano nel curriculum due ulteriori titoli accademici identici: «Laurea in Scienze della Sicurezza Economico Finanziaria presso l'Universita' degli Studi di Roma Tor Vergata; Laurea in Scienze Politiche presso l'Universita' degli Studi di Trieste», si legge nella biografia di entrambi.
NON SOLO VACCARIELLO
Avellinese e' anche Alessio Vaccariello, cugino di Marco Milanese. Non poche furono le polemiche che accompagnarono il suo insediamento al vertice dell'Agenzia delle Entrate del Veneto. Era il 22 febbraio del 2006 quando «dopo un solo anno di servizio nella regione Enrico Pardi veniva allontanato per fare posto al dott. Alessio Vaccariello, dirigente di seconda fascia, tra i cui meriti c'e' quello di essere cognato del gia' citato Marco Milanese, segretario del Ministro (Tremonti. ndr)», scrive l'informatissimo periodico finanziario on line Contrappunti diretto da Giancarlo Fornari. Ad aprile 2006, in coincidenza con l'insediamento del governo Prodi, la circostanza viene ricordata a muso duro da Vincenzo Visco, il quale assumendo il comando del dicastero sottolinea anche che «l'Ufficio controlli sui soggetti di grandi dimensioni» era stato affidato «al dott. Graziano Gallo, dottore commercialista a Milano», sempre per volonta' del super ministro Tremonti. Chi e' Gallo?
In occasione di quella famosa perquisizione della Guardia di Finanza del 24 ottobre 1979 presso gli uffici di Silvio Berlusconi, al fianco del capitano Massimo Maria Berruti c'era, in veste di investigatore, il colonnello Salvatore Gallo, tessera 933 della disciolta Loggia P2. La storia di Berruti e' nota: entra in Fininvest e nel 1995 viene arrestato per depistaggio nelle indagini sulle mazzette alla Guardia di Finanza. Dopo la condanna definitiva entra con Forza Italia in Parlamento, dove ora siede nella decima commissione (Attivita' produttive, commercio e turismo).
Meno note le performances dei Gallo. Il figlio del colonnello e' proprio quel Graziano Gallo che sta nel cuore delle manovre strategiche di Tremonti. Scrive Maurizio Chierici sull'Unita' del 17 settembre 2007: «Quando nel 2003 il ministro Tremonti cambia i vertici della guardia di finanza di Milano, il dottore commercialista Graziano viene nominato direttore dell'agenzia Accertamenti. Deve controllare le imprese di grandi dimensioni. Inevitabilmente l´affare Telecom-Bell lo vede tra i protagonisti» (vedi box).
IL FALLIMENTO
Preso com'e' dai multiformi impegni, l'onorevole ed avvocato Marco Milanese non ha trovato il tempo di arginare la catastrofe economica che ha portato al fallimento giudiziario la vecchia impresa di famiglia. Si tratta della “Appia Shopping Center Immobiliare”, una sas intestata ai genitori Raffaele Milanese da Cervinara e Maria Cioffi, da Casalnuovo di Napoli.
Assai attiva nell'edilizia fino a qualche anno fa («ha costruito mezza Cervinara», ricordano in paese), la sfortunata societa' di Airola (iscritta al Registro imprese di Benevento col numero 98567), e' stata dichiarata fallita dal tribunale del capoluogo sannita nel 1995 (curatore fallimentare e' l'avvocato Nicola Boccalone).
Poco male: il suo posto e' stato preso da un'omonima “Appia Shopping Center Immobiliare”, stessi soci, che ha trasferito la sede dal Palazzo De Nicolais in via del Rettifilo (Cervinara) ad Airola, altro ridente comune del beneventano, Parco La Lucciola.
MI FACCIO LA BANCA
E passiamo ad un'altra creatura made in Tremonti seguita personalmente dal suo proconsole Milanese. Ci mancava solo, per le disastrate sorti di un Mezzogiorno sempre piu' in ginocchio nella tenaglia fra recessione e camorra, la nascita naif di una “banca no global”. La traduzione in moneta contante del sogno di Tremonti-scrittore? Forse. Peccato che a guastare la festa facciano gia' capolino vertici massonici in grande spolvero, imprenditori da prima repubblica, faccendieri. Vediamo.
La Banca del Sud, sede a Napoli nella centralissima via Calabritto, a un passo dalle cravatte di Marinella e i baba' della Caffetteria di piazza dei Martiri, e' un vecchio pallino di Tremonti, ovvero la creazione di «un istituto con un azionariato popolare e agevolazioni per i vecchi soci delle banche meridionali». Detto fatto, vecchio e nuovo uniti nell'abbraccio pulcinellesco per far passare ‘a nuttata e veder risorgere, come l'araba fenice, l'economia partenopea dalla munnezza. Ecco cosa dice a fine ottobre l'inviato speciale del ministro e socio promotore della Banca, Marco Milanese: «Si tratta di un progetto di straordinaria attualita', proprio in questa fase di turbolenza dei mercati finanziari mondiali: questa banca del mezzogiorno si puo' definire un progetto no global, l'idea di un istituto di credito radicato sul territorio e non implicato negli tsunami dei mercati mondiali oggi e' piu' che mai vincente e di prospettiva».
Ed e' infatti sicuramente proiettata verso il futuro l'idea tremontiana di lanciare al vertice del progetto Carlo di Borbone delle Due Sicilie, che giusto dieci anni fa convolò a giuste nozze con Camilla Crociani, figlia di Camillo (protagonista della scandalo Lockheed). Nel suo pedigree, una hit parade dei cavalierati: Ordine di Malta (Bali' Gran Croce d'Onore e Devozione), Ordine Costantiniano, e il piu' ruspante Real Ordine di San Gennaro.
Buon sangue (reale) non mente. Segue quindi a ruota, tra i primatori nel parterre della Banca del Sud, Lillio Ruspoli Sforza, professione latifondista, impegnato com'e' - al pari delle dame di San Vincenzo per il recupero di ragazze perdute - nei “Centri d'Azione Agraria”. Meridionalista convinto, ora; quattro anni fa, invece, legato al carroccio della Lega in occasione delle europee 2004, dove racimolo' 280 voti.
LA CHIAMATA ALLE ARMI
Una banca che dovrà raccogliere idealmente e non solo il testimone di quel Banco di Napoli (anni anni fa passato per pochi spiccioli, 70 miliardi di vecchie lire, alla BNL e da questa smistato all'Imi-San Paolo per dieci volte tanto), la cui eredita' e' sparita nel nulla. A testimoniarlo, forse, la chiamata “alle armi” di un pezzo da novanta del Banco di Napoli edizione anni ‘70, l'avellinese (allora demitiano) Aristide Savignano. Il quale dovrebbe affiancare, sul ponte di comando dell'istituto, Gerlando Genuardi, ex vice presidente della Bei (la banca europea degli investimenti) e lontano dall'Italia da quasi trent'anni. «Due facce per bene, due professori, ma lontani mille miglia dagli affari odierni dell'economia e della finanza», sottolineano a Piazza Affari. Dalla Fondazione Banco Napoli, del resto, arriva il presidente onorario della Banca del Sud, l'economista Adriano Giannola. Lo affianca il presidente, Giulio Lanciotti, mentre la poltrona di vice e amministratore delegato tocca a Francesco Andreozzi.
MASSONI IN PISTA
Nel consiglio di amministrazione (tredici i componenti) spicca la presenza di Adriano Gaito, dirigente di punta del Banco di Napoli, massone del Grand'Oriente d'Italia (l'avvocato Virgilio Gaito e' stato Gran Maestro del Goi - a livello nazionale - per sei anni, dal novembre 1993 al marzo 1999). Nell'affollato comitato promotore, dal canto suo, fa capolino uno dei vertici della Gran Loggia d'Italia, Sergio Ciannella, avvocato anche lui.
Ai destini della Banca del Sud si e' a lungo interessato il potente brasseur d'affari Antonio Saladino, protagonista nell'inchiesta Why Not portata avanti per mesi e mesi dal pm di Catanzaro (ora trasferito dal Csm al Riesame di Napoli) Luigi De Magistris.
Un'attenzione che si e' manifestata in una sfilza di intercettazioni telefoniche, tutte del 2006 (quando la Banca era in fase di decollo). Ecco alcuni stralci da un conversazione intercorsa tra Saladino e un certo Luca Antonini da Gallarate.
Saladino - Ho visto il Presidente (di Banca del Sud) che e' un coglione, cioe' sai, il classico trombato del Banco di Napoli che si butta in questa cosa, questi ora mi hanno chiesto centomila euro... A dieci imprenditori, a diecimila euro l'uno per entrare dentro...
Antonini - Si'....
Saladino - ... Nel comitato promotore. Però volevo capire cosa avevi fatto tu con Ponsellini (Massimo Ponzellini, nel 2006 al ministero dell'Economia e fra i soci promotori della Banca, ndr), cioe'... noi non avremmo nemmeno grosse difficolta' a... trovare imprenditori che mettono 10 mila euro l'uno... eh?
Antonini - Ma tu non l'avevi sentito Ponsellini?
Saladino - No, non l'ho piu' risentito perche' lui mi aveva detto che doveva sentire Tremonti la sera dopo...
Antonini - Richiamalo...
Saladino - Lo richiamo io?...
Antonini - Io l'avevo chiamato, si'... e mi aveva detto che per lui andava benissimo e mi aveva detto anche lui questa roba qua... che lui vedeva il giorno dopo Tremonti e via...
E via con la Banca...
da la voce delle voci
domenica 19 dicembre 2010
Italy's Padoa Schioppa, architect of euro, dies
(AP) – 6 hours ago
ROME (AP) — Italian economist Tommaso Padoa Schioppa, one of the intellectual architects of the euro and a member of the European Central Bank's first executive board, has died. He was 70.
Padoa Schioppa, economy minister under Premier Romano Prodi, died Saturday night after suffering a heart attack during a dinner in Rome with friends, according to one of those present, his one-time deputy Vincenzo Visco.
The unexpected death stunned Italy's political and business elite, who remembered him as a passionate promoter of the European project and its single currency.
"He was among those who knew how to translate the European ideal into concrete and learned analyses and projects, giving in particular a lasting contribution to the birth of the euro and the eurozone," Italian President Giorgio Napolitano said.
During his seven year term at the ECB, Padoa Schioppa was one of the six members charged with guiding the euro through its first vital years after being introduced in 11 member nations on Jan. 1, 1999.
"He contributed decisively in the early years of the euro to the reputation of the ECB as a major actor in international and European cooperation," ECB President Jean-Claude Trichet said in a statement. The eurozone, he said, "is losing a man of reflection, of action and of vision, fully dedicated to European unity."
Prior his appointment to the ECB, Padoa Schioppa held many prestigious posts in the Italian business and banking world. He first gained international recognition as the director-general for economic and financial affairs at the European Commission 1979-1983.
In 1993 he became deputy director-general of Banca d'Italia. He surprised many in 1997 when he moved to Consob, Italy's stock market watchdog. As chairman he fought to introduce reforms in the Italian stock market particularly those to clamp down on insider trading.
More recently, the Greek government tapped him to help deal with the country's debt crisis and Fiat Industrial named him to the board just last week.
But it was his role in shepherding in the euro that made his mark.
Schioppa was the executive board director with special responsibility for international relations, payment systems and banking supervision. He traveled widely lecturing in important financial centers from New York to Tokyo and Beijing advocating the importance and potential of the euro.
An ardent supporter of the European project, the trilingual Schioppa acknowledged the challenge that lack of political union presented to the euro. He repeatedly argued that "a strong currency requires a strong economy and a strong polity, not only a competent central bank."
With the euro well on its way, Prodi named Padoa Schioppa economy minister after winning the 2006 elections and tasked him with the difficult job of trying to revive Italy's zero-growth economy. It was a post he held until Prodi lost to Premier Silvio Berlusconi in 2008.
Padoa Schioppa, educated in Milan and Massachusetts, was married with three children.
Funeral arrangements weren't immediately announced. Rome's mayor offered city hall for the wake, noting that Padoa Schioppa's death was a loss for the entire nation.
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